mercoledì 1 aprile 2015

Fra inaccessibilità architettoniche, tecnologiche e mentali

Torno a parlare di accessibilità e di disabilità, condivido questa storia con voi, storia che ha avuto la meritata visibilità nelle cronache locali prima, nazionali ora.
I protagonisti sono i bambini delle scuole elementari di un piccolo paesino calabrese che decidono di rinunciare alla gita (la tanta attesa festa) per abbracciare Gabriele, un bimbo disabile, che sul pullman non ci può salire - nonostante la preside e le insegnanti lo avessero richiesto espressamente alla società di autoservizi – il pullman, indovinate un po’, non era provvisto della pedana per far salire la carrozzina di Gabriele.
Che dignità questi bambini, quanta speranza e fiducia ci danno le nuove generazioni.
“Se non parte Gabriele non parto neanche io”. “Neanche io….. neanche io……. Neanche io….”.
Immagino proprio l’abbraccio di quella piccola comunità di bambini a Gabriele e alla sua famiglia, che probabilmente di pesci in faccia ne avrà già presi tanti fra inaccessibilità architettoniche, tecnologiche e mentali.
Che grande lezione! Ma non manca l’autorevole commentatore che sfodera i suoi neologismi: benaltrismo, buonismo… che l’autorevole commentatore stia zitto.


http://www.chefuturo.it/2015/05/labuonascuola-di-quei-bimbi-che-hanno-detto-tutti-o-nessuno-e-rinunciato-alla-gita/

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